Pedro Juan Gutiérrez vive all'Avana. È stato soldato (zappatore) per quasi cinque anni. Istruttore di nuoto e kayak. Raccoglitore di canna da zucchero. Professore, giornalista, libraio, scultore, poeta. Ha scritto romanzi e rocconti. In italiano ha pubblicato Trilogia sporca dell'Avana, Il re del'Avana, e sta per pubblicare Animal Tropical e Malinconia dei leoni.
Con Il re dell'Avana Gutiérrez narra la storia d'amore infelice di due giovani cubani cresciuti nella strada, che cercano nel sesso l'unica via di riscatto a una vita di miseria ed emarginazione. Una Cuba contraddittoria: sensuale e affamata, stremata e vitale.
(…) Lei gli strofinò il petto e il collo con l'acqua di colonia, e glielo fece diventare duro come un palo. Alla vecchia brillavano gli occhi. Fece una faccia allegra, e in un istante sembrò tornare indietro dai cinquant'anni che aveva ai passati, gloriosi, venti.
"Accidenti, che bell'arnese!".
E lo afferrò con entrambe le mani, stringendolo. Gli accarezzò le palle. Era uno splendido, grosso uccello di ventidue centimetri, color cannella scuro, con una peluria nera brillante. Rey non faceva sesso da molto tempo. L'aveva messo in culo a qualche frocetto del riformatorio, ma laggiù i finocchi non erano molto numerosi e gli altri se li contendevano a pugni. Con grande divertimento delle checche: li faceva impazzire vedere i maschietti picchiarsi per loro. Anche lui un paio di volte ne aveva conquistato uno facendo a pugni, ma poi aveva deciso che non ne valeva la pena. Certo, ogni notte si masturbava, ma non era come un buon pompino esperto seguito da una bella fica umida e odorosa con tanto di tette, un bel faccino dai capelli lunghi e il culo come optional, tanto per cambiare.
E Fredesbinda era la regina dei pompini. Era sempre stata orgogliosa della sua abilità nel succhiarlo. Se lo tolse di bocca solo un attimo, giusto il tempo di chiudere la porta, spogliarsi, gettare Rey sul letto e buttarglisi sopra. E riprese a succhiare. Poi se lo mise dentro lei stessa, ansiosa di provarlo. Aveva una fica scura, ma altrettanto risucchiante della bocca, muscolosa, potente. Rey ebbe tre orgasmi senza perdere l'erezione, e lei non ne aveva ancora abbastanza. Alla fine, sudati e sfiniti, si addormentarono. Faceva un caldo bestiale, e si svegliarono intontiti.
Mangiarono un po' di riso e fagioli. Fredesbinda gli diede due pesos, e Rey andò a farsi tagliare i capelli. Si sentiva bene. Aveva ritrovato la fiducia in se stesso Farsi una bella scopata e sapere di aver soddisfatto una donna è sempre una cosa stimolante. Rey si sentiva molto maschio. Vigoroso come non mai.
Quando tornò dal barbiere sembrava un altro. Rasato, coi capelli corti, gli abiti puliti e un paio di ciabatte di gomma quasi nuove. Ma anche così dimostrava più di sedici anni. Avrebbe potuto averne ventidue, o anche ventiquattro. Il suo viso aveva un'espressione dura. E aveva fame, una gran fame.
Passò una settimana. Né lui né Fredesbinda lavoravano. Sempre chiusi in casa a scopare, mangiare e bere rum. Le "perle" di Rey la facevano impazzire.
"Papi, ma dove hai preso queste due perle che hai sull'uccello? Non avevo mai visto niente del genere. Tu devi essere pazzo, mandrillone!".
Rey imparò a usare le "perle" strofinandole contro il clitoride di Fredesbinda. E quelle due "perle" lo trasformarono definitivamente nell'Uomo dal Cazzo d'Oro.Poi i soldi e il cibo della vecchia finirono. Scopavano sempre tre o quattro volte al giorno, e lei dimagriva sempre di più, ogni giorno aveva più rughe e il collo coperto di succhiotti violacei. Rum, sigarette, sesso e la radio per ascoltare un po' di musica. Salsa delle migliori. Questa è vita! E così dev'essere, sempre! Cos'altro si può volere? (…)
| < Prec. | Succ. > |
|---|



