Immediatamente, fin dalle prime frasi del romanzo, veniamo catturati dall'incessante lavorio di una mente sconvolta. E' la mente dell'uomo che si presenta con queste parole: «Non sono morto nel mio cinquantesimo anno. E ora poche persone, tra quelle che mi conoscono, ritengono che questa non sia stata una tragedia». Ed è quest'uomo, il protagonista, a narrarci la propria storia. La sua vita, dipanatasi su una superficie levigata - ha svolto una brillante carriera politica, ha sposato una donna intelligente e bella con la quale ha messo al mondo un figlio pieno di talento e una figlia dolcissima - è stata però costruita su un vuoto di passioni. E’ stato un «abile dissimulatore» che con facilita ha saputo svolgere il ruolo di figlio, marito, padre, politico, sempre con ottimi risultati. Fino a quando incontra una donna - strana, misteriosa e segnata dal proprio passato - che subito esercita su di lui un pericoloso potere. Un dominio sessuale e psicologico di fronte al quale egli soccombe senza riserve, nonostante lei l'abbia messo in guardia contro se stessa e lui sappia che rappresenta una minaccia per tutto il suo mondo poiché è la donna che il figlio intende sposare...
Nata e cresciuta in Irlanda, Josephine Hart arrivò a Londra ventiduenne. Dopo aver lavorato per un certo periodo in ambito editoriale, si è dedicata alla produzione di spettacoli teatrali, attività che continua a svolgere. Dopo Il danno, con Feltrinelli ha pubblicato Il peccato (1993) e L'oblio (1995).
(…) Mentre l'abito scivolava sul pavimento, riconobbi il suo tributo nel modo in cui il cordone di seta scura le passava tra le gambe, e nel modo in cui il suo colore ondeggiante le formava una treccia intorno ai seni. Indicò un livido scuro e mormorò: «’Dandosi una ferita volontaria, qui nella coscia.’ Vedi, anch'io posso dimostrare la mia forza e la mia fedeltà.»
L'adagiai dolcemente sul pavimento. Lasciando il mio elegante costume sul sofà, ridiventai me stesso.
Le parlai di sogni in una lingua che solo lei poteva capire. Dea degli immensi poteri, bisbigliò sì, sì, per tutte le ore della sua prigionia. Nella sua onnipotenza dominava il suo padrone ridotto in schiavitù. Trovai nella valigia un nastro ricamato a mano e glielo avvolsi intorno al capo fino a toglierle la vista. Poi sentii il bisogno del silenzio. Trovai morbide pepite di cotone che portavano a un totale isolamento, e quando furono al loro posto noi ci trovammo in un mondo immerso nel silenzio più assoluto.
Mentre giaceva sul pavimento, una pulsazione nello stomaco sembrava far vibrare la sua pelle a un ritmo senza suono. La mia bocca si abbassò in un rapace inseguimento, e cercai con la lingua di afferrarne i palpiti di farfalla. Invano.
Impastavo con il pugno il livido blu che lei stessa si era prodotta sulla coscia. Non riuscendo a cancellarlo, costrinsi la sua oscurità a spandersi come una macchia verso il grumo di peli scriminati dal cordone di seta che aveva tra le gambe.Quando la porta si aprì per farlo passare, per un attimo fui l'unico a vedere Martyn. Con dita frenetiche, estirpai il silenzio dalle nostre orecchie. Anna gridò: «Che c'e? Che c'e?» Le strappai il nastro dagli occhi, e in un attimo lo sentimmo entrambi mormorare: «Impossibile. Impossibile. Possibile.» (…)
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Commenti
"Il Danno" è un libro coinvolgente, sfido chiunque a leggerlo restando indifferente alla bravura di Josephine Hart nel trascinarci nell'uragano che ha saputo realizzare.
Consiglio anche il film, è uno dei rari casi in cui, come lettore, non mi sono sentito tradito.
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