Con questo libro Jeffrey Eugenides ha vinto nel 2003 il suo secondo il Pulizer . Calliope/Callie/Cal, passa i suoi primi anni di vita nella convinzione di essere donna, fino alla scoperta del proprio ermafroditismo che lo farà fuggire disperatamente da tutto, proprio quando i genitori e il sessuologo vogliono dargli un etichetta precisa, donna o uomo, divinità o mostro, incarnazione di desideri e perversioni. Libro all’insegna delle trasformazioni, nella vita, nei luoghi, e nel ricercare la propria identità vista anche come libertà di essere, di scegliere, di evolversi.
(…) “Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell'agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.
Non è impossibile che un lettore specializzato abbia letto notizie sul mio conto nello studio del dottor Peter Luce, Genderldentity in 5-Alpha-Reductase Pseudohermaphrodites pubblicato nel 1975 dal "Journal of Pediatric Endocrinology". Oppure potreste aver visto la mia fotografia pubblicata nel capitolo sedici di Genetics and Heredity, un testo ormai tristemente obsoleto. Sono io la ragazza nuda in piedi accanto a un'asta graduata per misurare l'altezza a pagina 578, gli occhi nascosti da una striscia nera.
All'anagrafe sono registrata come Calliope Helen Stephanides. Nella mia patente di guida più recente (rilasciata dalla Repubblica Federale Tedesca) il mio nome è Cal. Sono un'ex giocatrice di hockey su prato, da sempre membro della Fondazione per la protezione dei trichechi, sporadico frequentatore delle messe officiate secondo la liturgia greco-ortodossa e, per gran parte della mia vita adulta, dipendente del Dipartimento di Stato americano. Sono stato, come Tiresia, prima una cosa e poi l'altra.
Schernita dalle compagne di classe, trattata come una cavia dai medici, palpata dagli specialisti e studiata dagli esperti della March of Dimes.
Una ragazza con i capelli rossi di Grosse Pointe si innamorò di me, non sapendo cosa fossi.
Piacevo anche a suo fratello.” (…)
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