Ma la Pantera rosa è un maschio o una femmina? Questa e altre domande si intrecciano, comiche, provocatorie, guizzanti come pensieri avvelenati in una storia che comincia davanti al televisore mentre passa Il gattopardo di Visconti, si avviluppa come un dedalo metropolitano e finisce a Parigi.
Storie che si intrecciano, frammenti, riflessioni. Canzoni e poesie. Spina dorsale del libro, la storia del protagonista, aspirante musicista di successo, schiacciato da un senso di inadeguatezza, alla costante ricerca del suo posto nel mondo. E una storia d’amore: l’impenetrabile e imprevedibile Maya con il drago tatuato sulla schiena, i suoi rapporti misteriosi con Berna, neomistico dal passato oscuro, proprietario di una magnifica chitarra nera. Il ritrovamento del diario di Maya, e un viaggio finale a Parigi che dovrà servire a trovare il bandolo della matassa. Sullo sfondo c’è di nuovo Città immobile, perla putrescente adagiata sul Mar dei Caraibi, con il suo contorno di storie e personaggi che abbiamo imparato a conoscere nei libri precedenti: Rep, Ciro, poeti e musicisti più o meno falliti, pugili e puttane; il sesso e la musica, i grandi miti dell’adolescenza, Jim Morrison e il supereroe di quarta categoria Freccia Verde, e soprattutto Bruce Lee e la sua micidiale “tecnica del pollice”.
(...) Sento i suoi passi e corro a chiudermi in bagno, mi calo i pantaloni e fingo di cagare. Lei scende in sala, sento il suo respiro affannoso. Respira a fatica perché vuole sentire un cazzo dentro, non ne può più. La sento venire da questa parte.
"Sei lì?" "Mhm."
"Cosa stai facendo?"
"Esploro Saturno."
"Ci metti molto?"
"Non lo so."
"Ti aspetto di sopra, non dimenticare di lavare bene Saturno."
"Mhm."
Chissà se anche Prince ci è passato. Ne dubito. Mi stanco di stare seduto e studio i miei lineamenti allo specchio: naso corto e schiacciato, un po' femminile. Orecchie piccole, bocca a culo di gallina, capelli radi e opachi, come quelli di un morto. Occhi di un verde cacca di cavallo seccata al sole. Considerati i singoli elementi non sono un granché, ma il complesso è gradevole, sembro lo studio per il ritratto di un uomo bello e delicato. Ho Le spalle un po' spioventi, lo sport non mi è mai piaciuto, mi sembra la cosa più stupida che ci sia per giustificare l'esistenza. Sudare e sputare sangue... Non mi sposerò mai, non avrò mai figli, non cantero mai in un night-club di quart'ordine imitando Peter Frampton, neppure in You Don't Know Like I Know, che Rep e Ciro giurano canto meglio di lui. Cosa sarà di me? Non voglio più sbattermi la maledetta cicciona. Non so come farle capire che ne ho avuto abbastanza. II registratore di cassa ha suonato e ho pagato il biglietto.
Ormai mi ha succhiato fino al midollo e non vorrà certo che Le vomiti su quel bel visino. Esco dal bagno in punta di piedi. Apro la porta d'ingresso senza far rumore e la lascio socchiusa. Arrivo in fondo al corridoio e mi siedo sulle scale che portano agli altri piani. Un po' più in basso c'è una ragazza dalla pelle nera, ha l'aria afflitta. Mi alzo e scendo i gradini che mi separano da lei. Odora di burro bruciato, cipolla e vomito di bebè.
"Cosa succede?"
Alza il viso e mi guarda confusa. Ha dei begli occhi neri, la sua bocca è fantasia pura.
"Niente" dice.
"Non ti fidi di me?"
II suo viso si illumina per un momento, poi si rattrista di nuovo. Le poso una mano sulla guancia, lei me la fa togliere. Sento che è una donna fragile, che posso fare di lei ciò che più mi aggrada. Penso: Sono superiore a te, sono il tuo padrone.
"Lei è ospite della signora F."
"Sei amica sua?"
"Nooooo" dice nervosa. "Lavoro nell'appartamento accanto e vi ho visti passare insieme."
"Sì, F è un'amica di famiglia. Sono di passaggio." "Ahhh."
"Ce l'hai il fidanzato?"
Si mette a ridere nervosamente. Le guardo Le tette, i fianchi larghi. Sembra che abbia ogni cosa al suo posto. I capelli sono ruvidi come una palla d'erba secca, mi piacerebbe lisciarglieli. Sembrerebbe una stella dell'hip-hop.
"No" dice alla fine.
"E che fine ha fatto?"
"E’ andato militare."
"E’ per questo che sei triste?"
"Noooo," dice, e il suo volto brilla di un rosso acceso, "ho usato troppa candeggina e ho rovinato un vestito della signora." "Ti hanno licenziata?"
"No."
"E allora?"
"Me lo scaleranno dalla paga."
"Che figli di puttana!"
"Stia zitto, per favore!"
"Se mi dai un bacio."
"Ma io non la conosco."
"Griderò più forte."
Mi guarda maliziosa. Avvicino il viso per baciarla ma si ritrae. Fingo di essere sul punto di lanciare un urlo e lei chiude gli occhi e rimane ferma; cerco di imprigionare le sue labbra ma sono troppo grandi per le mie. Si scosta un poco. Sono eccitato.
"Devo rientrare" dice.
"Ci vediamo questa sera?"
"Dove?"
"Anche qui, se vuoi."
"Lei cosa fa?"
"Vendo macchine da cucire" dico.
"Ahhh."
Si allontana camminando con garbo. E alta e ha un sederino tondo e sodo. A vederla camminare mi gira la testa. E un bijou, anche se il vestituccio che porta e la capigliatura in disordine non le rendono un buon servizio. La seguo da presso.
"Come ti chiami?"
"Aisha. La mia madrina dice che era il nome di una principessa araba."
"Ne sono sicuro."
"E lei, come si chiama?"
"Eric David."
"Come quello della telenovela?"
"Esatto" dissi.
Entrò in casa, non senza prima avermi dedicato il suo più bel sorriso. Mi parve che il venditore dal nome di divo della tivù. Le avesse fatto una buona impressione. Ogni donna ha un sogno su misura per lei, l'arte sta nell'azzeccare la misura. Molto poco è nulla e un po' di più è troppo. Aprii la porta con cautela, F era sul divano.
"Dove ti eri cacciato?"
"Sono andato a comprare Le sigarette."
"Andiamo di sopra?"
"Tra un attimo" dissi.
"Va bene" disse lei risalendo Le scale.
Mi sedetti sul divano e buttai giù d'un fiato quanto rimaneva nella bottiglia. Poi andai di sopra. Giaceva sul letto, simile a un mostro marino agonizzante e perverso. Mi spogliai e mi sdraiai al suo fianco. Cominciò a strofinarmi l'uccello. Quando fui pronto glielo infilai dentro e cercai di mantenere l'erezione. L'uccello cominciò a scivolare lentamente fuori, mi sentii depresso. Prima che se ne accorgesse, pensai ad Aisha e l'effetto fu istantaneo. Il mostro agitava gambe e braccia sotto di me lanciando gemiti orrendi, ma sul buio schermo della mia mente c'era Aisha con il suo culetto sodo che puzzava di cipolla e l'uccello mi rimase ritto. Quando il mostro ebbe avuto quel che cercava mi scostai.
"Per poco mi ammazzi" disse il mostro. "Questa volta mi è piaciuto molto."
"Anche a me" dissi.
"Non ti innamorare di me, sennò poi e un casino."
"A-ha."
"Me lo prometti?"
"A-ha."
Andò in bagno e la sentii canticchiare sotto la doccia.
Non so perché diavolo certe donne confondono una semplice chiavata con l'amore. Nella mia esperienza, ci sono migliaia di motivi per farsi una bella scopatina (denaro, un tetto sopra la testa, dolore, rabbia, insonnia ecc.), per l'amore invece ce n'e uno solo: scalzare i sogni incastrati nel cervello. Lei era un disgustoso sacco di lardo, una massa informe, una merda di vacca andina. Per chi cazzo mi aveva preso? Forse non ero la star del prossimo film di James Cameron ma avevo il mio perchè: sapevo comporre e cantare belle canzoni e cucinare le melanzane meglio di chiunque altro. Non ero in un momento particolarmente felice ma avevo ben chiaro com'e fatta una donna vera e a cosa serve. Qualsiasi cosa immaginasse quel mostro tra noi due che non fosse disgusto e bisogno era un'offesa.
''Vado al cinema" disse l'allegro mostro. "Vieni?"
Era in piedi davanti a me, Le tette le ricadevano sul ventre, i rotoli di ciccia di seconda scelta tra le gambe Le coprivano la laida e insaziabile fichetta, ci mancava solo che facesse muuuu, muuuu.
"No" dissi. "Senti, cosa penseresti di uno che si chiama Eric David e vende macchine da cucire?"
"Che razza di domanda è?"
"Dimmi solo quel che ti viene in mente”
"Che dev'essere un idiota come te."
"Perché un idiota?"
"Conosci qualche genio con un nome Così cretino che venda macchine da cucire?"
"E del mio nome cosa ne pensi?"
"Che cacchio ti è preso coi nomi?"
"Ti piace o no?"
"No."
"Cos'ha il mio nome che non va?"
"Credi che sia stupida?" domanda con occhi fiammeggianti. Il suo nuovo atteggiamento mi coglie di sorpresa e non riesco a dire nulla. "Tu provati a passare il segno e vedrai con chi hai a che fare." (...)
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Commenti
Dovresti scrivere tu le recensioni per i libri pulp :). Hai colto il vero senso della vita - lapsus - del libro. C'è differenza sull'interrogarsi tra l'estremamente grande o fare gli stessi ragionamenti sulle banalità della vita? In ogni caso non si arriva da nessuna parte: "Esiste Dio?", "La pantera rosa è maschio o femmina?", paradossalmente sono due domande che non porteranno a nulla. E' un libro particolare, il primo di questo autore "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" mi è piaciuto di più, ma anche questo non è male.
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