Sezione
Racconti Pulp
Ho realizzato il mio sogno e da allora la mia vita è diventata un incubo.
Tutto è iniziato in una serata noiosa, in una chat per adulti altrettanto noiosa.
Prima che continuiate con la lettura, voglio avvisarvi che quello che sto per raccontare potrebbe cambiare la vostra vita, e non in meglio.
Sono il manager di un giovane attore emergente. Molto emergente, ha realizzato un solo film come protagonista, ma gli ha fruttato un botto di soldi. Il mio compito è occuparmi della sua vita. Professionale ma non solo. Faccio da balia e consigliere a un coglione che si sente dio.
La sera precedente alla chattata che mi ha cambiato la vita, me la sono spassata con una troietta aspirante attrice. Molto carina, una vera cagna a letto, ma anche la sua recitazione è da cagna. Saltuariamente procuro alla troietta piccole particine come comparsa ma nessun regista le affiderebbe ruoli impegnativi.
Quando non si ha un fisico palestrato, l’unico modo per fottersi una strafiga come questa o è pagarla o ingannarla. Preferisco la seconda.
La mia morale è andata a farsi fottere anni fa, ma questa è un’altra storia.
Sono nato troppo tardi per fare viaggi psichedelici ma troppo presto per sentirmi parte dei giovani ego-edonisti di oggi. Rientro nella «Generazione X»: ci definiscono apatici, cinici, senza valori o affetti. Ma è solo una maschera per sopportare il dolore.
Vedere l’aspirante attrice in ginocchio tra le mie gambe mentre interpretava il ruolo della troietta succhiando cazzo e palle, mi ha fatto eiaculare tutta la verità sulle sue presunte doti artistiche e sulle vane speranze che ha in questo campo. In quel preciso momento la sua collera ha cominciato a farle serrare le mascelle forte, mordendomi l’uccello. Ho provato invano a sfilarmi da quella morsa rabbiosa. Le mie mani, allora, hanno afferrato il suo esile collo nella speranza che la mancanza di respiro la costringesse ad aprire la bocca. Le delusioni, a volte, sono più forti del bisogno di ossigeno. Lentamente ha mollato la presa, lasciando il cazzo dolorante e lei priva di respiro e vita.
Morta, si accascia ai miei piedi, mentre il mio cazzo, finalmente libero dai suoi denti, continua a eiaculare fiotti di sborra sul quel bel visino.
Ho un cadavere in casa, nessun segno o lacerazioni sul mio pene. Credo non sia il caso chiamare la polizia, nessuno crederà a una legittima difesa del cazzo.
Noterete che non faccio nomi. Sia perché li ritengo inutili, ma anche perché li dimentichereste in fretta. Ed io voglio che ricordiate tutto. Che la mia storia vi entri nell’anima. Se ancora ne avete una.
A presto il continuo della storia



Commenti
E' quasi pronta la seconda puntata... grazie del comlimento.
A quanto il seguito...... voglio sapere!!!!
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