Sezione
Racconti Pulp
Roberta, la mia ragazza, in preda ad uno dei suoi tipici raptus di gelosia, comincia a sfogliare l’album delle foto che, di proposito, avevo ficcato sotto un mucchio di robaccia depistante. Nell’ultimo cassetto di un vecchio mobile. Il corpo, ancora caldo, del reato, si trovava in una stanza dove Roberta entrò solo la prima volta che venne a casa mia. Disgustata per il disordine, chiuse la porta dietro se e non ci mise più piede.
Almeno fino a ieri.
Cazzo! le donne sono peggio dei cani da tartufo quando si tratta di scovare scheletri nei cassetti (Tanto gli armadi chi cazzo li usa più per metterci il passato?).
Con la scusa di voler ordinare casa e la mia vita (cassetti compresi) trova quello che cerca, anzi, probabilmente lei sperava solo in qualche foto sparsa. Io, ingenuo e catalogatore, le avevo preparato un intero album dei ricordi da occultare.
Prende a sfogliarlo e, con l’aria supponente di una maestrina che corregge i compiti, sentenzia: «c’ha il culo basso»; «questa sembra un trans»; «oddio… ma con ‘sta tipa davvero ci sei stato a letto»… e così via. Ovviamente lungi da me contraddirla. Avrei potuto dirle «Guarda che Carla c’ha un culo che te lo sogni…» - No - Fossi matto. Incasso silenziosamente i suoi verdetti accompagnandoli con un lento movimento sussultorio del capo: sì, sì, sì…
Affondo nella poltrona e osservo rassegnato l’opera denigratoria di Roberta.
Improvvisamente ammutolisce.
Il suo sguardo sarcastico gela, come se avesse appena visto un fantasma. Io gelo con lei pensando a qualche foto maiala finita lì in mezzo.
Con un balzo da embolo riemergo dalla poltrona per strapparle l’album da mano. Non oppone resistenza. Controllo le foto in quella pagina e… No, non è possibile, sto sognando! Una delle foto si è animata, come un film.
Un film proiettato al contrario.
Una pellicola che si riavvolge tornando indietro nel tempo.
C’è Tiziana in quella foto.
La scattammo durante una gita in montagna. Ma lei cammina all’indietro, torna alla baita, si sveste, rientra nel letto.
E sotto le lenzuola ci sono io.
Tiziana si lecca le labbra. Io le sborro in faccia. Succhia. S’ingozza col cazzo, la cappella pulsa. Ci monta sopra. Si dimena. Stringe tra le mani quelle piccole tettine. Si gira. Una capriola e le sto scopando il culo. La fotto. Sudore, umori e saliva. Avvinghiati ci abbracciamo in un bacio. Le mani frugano.
Intanto Roberta osserva con me. Entrambi senza parole.
La foto-film continua a riavvolgersi, a tornare indietro. Io e Tiziana, attori comici, lasciamo la stanza.
Dopo qualche istante la porta si spalanca ed un tizio con secchio e pezze strofina il pavimento.
Il viaggio nel tempo prosegue.
Il tipo spinge, tenendola per i piedi, il corpo di una donna. Cancella la scia di sangue nella stanza mentre avanza. Si china su di lei, come ad ascoltare il respiro. Entrambi si alzano. L’uomo estrae un pugnale dal petto della donna. La prende a schiaffi…
Io e Roberta ci guardiamo sbigottiti.
In quella camera d’albergo ci fu un omicidio, poco prima che arrivassi io.
E forse l’anima di quella povera donna che non trova pace. Che cerca giustizia. Ha scelto me, il mio album dei ricordi per smascherare il colpevole.
Intanto Roberta, spaventata mi abbraccia forte. La stringo. Le sollevo la gonna, scosto le mutandine e ficco una mano in mezzo alle gambe: è bagnata.
Chiudo l’album.
La bacio, sbottono la sua camicetta…
Massì, alla fine l’anima si cercherà qualcun altro per farsi giustizia.
Cazzo me ne fotte, non la conoscevo neppure.
Certo che la gente pure da morta è capace di rompere i coglioni al prossimo.




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