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Camera doppia - Racconto PulpLeggo questo cazzo di racconto pulp su un sito riesumato dalla memoria del mio scassato pc. Era da un po' che non lo mettevo in moto questo macinino. Si accende sgranocchiando. Nel vano cd c'è un disco anziano. E' Camera a Sud di Capossela. "Start" ed inizia a suonare. La musica sa di miele mentre si mescola con l'aria putrida della stanza.

"L'uomo, zoppicando, attraversò la lunga passatoia di sangue raffermo. Il corridoio, infatti, era completamente lordo di sangue: una lunga striscia lo dipingeva di rosso notte mentre grumi più corposi luccicavano alla luce delle due lampade alogene".

Iniziai a ridere. Erano proprio comici questi racconti. Mi facevano sempre ridere da matti. Immaginavo questi scrittori del cazzo, gobbi sulle loro tastiere bisunte, con gli occhialetti cromati, la barba vecchia di giorni, i libri consumati ammassati alle loro spalle, il calendario delle veline, il bianco della polvere, la foto della propria donna e dei bimbi sul tavolo, che si tenevano la testa con una mano, stringendosi le meningi per immaginare queste scene assurde. Poi si alzavano, andavano al cesso, portandosi magari il foglio di maggio o di luglio, e si guardavano allo specchio, andavano avanti, si sedevano, guardavano la pista delle curve e se lo facevano venire duro. Cappella in aria e se la menavano fino a venire. Quindi sui pulivano con un lenzuolo nano di carta da cesso e si alzavano, senza lavarsi le mani, per andare a scrivere nuovamente. A questo punto nella loro cazzo di storia di merda entrava una donna, che magari si spompinava l'eroe protagonista.

"Seguì la passatoia, tracciando su di essa un lungo serpente: strisciava il piede destro, creando una linea che pareva un merletto: un merletto di bava in un tappeto di sangue. Poi la scia piegava, entrando in una stanza. Qui, distesa vicino al letto, una donna ansimava. Aveva a pancia aperta, dei tagli sulla mano. Lo zoppo si avvicinò. Lei era nuda, completamente nuda e tremendamente bella. L'uomo, quindi, le si avvicinò.

La donna smise di ansimare dopo un roco grido spento: era morta. Era bellissima. Lo zoppo la girò col culo a terra. Era bellissima e ancora calda. Decise di affondare fra le sue gambe. Si slacciò la cintura e, tirandoselo fuori, penetrò la donna. Le sue carni erano calde, avvolgenti, contratte. Lo zoppo ficcò fino a venire, poi si alzò e, rivestendosi, andò via".

Questa poi, era troppo forte! Una variante! Già, le morte non possono mica fare i bocchini!
"Chiara! Tu che dici, possono?"
E già, non puoi rispondere. Vediamo se tu ci riesci.
Mi alzai e mi feci vicino. Ce l'avevo duro. Le aprii la bocca.
Lo calai dentro ma era già troppo fredda.

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