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il collezionista di francesco pasanisiL'omino era alto quanto un calorifero, grassoccio, aveva pochi capelli neri intorno alla nuca, vestito come un pinguino e portava un paio di occhiali con due lenti spesse come fondi di bottiglia, ci mancava solo la data di scadenza della bibita.
Vincent Benedict era un uomo di cinquant'anni che nella vita non aveva mai combinato un cazzo, la sua vita era casa - ufficio - casa. Lavorava presso il gruppo BNL della sua citta, Phoenix.
Benedict stava tornando dall'ufficio alle due di notte la sera del venti gennaio.

Dannazione - pensò - sempre io devo fare gli straordinari, perché non li fa la signorina Cole o Moe? Perché la Cole tira pompini al capo e Moe è un gran leccaculo. Ah ma io un giorno di questi pianto un casino che non finisce più; e taglio anche il pisello al capo. Ecco.
Benedict attraversò quel vicolo buio verso la sua casa pensando al suo capo evirato e col suo stesso membro in bocca e la Cole impalata dall'ano fino alla cavità orale. Rise di questi pensieri e estrasse il mazzo di chiavi. Infilò la chiave di casa nella serratura ed entrò in casa.
Entrato in casa aprì una bottiglia di Duff e la bevve davanti ad un film hard di Gerard Damiano del 1970 (Gola profonda, per la precisione).
Mentre guardava Linda Lovelace che se lo faceva mettere in bocca con sommo piacere avendo il clitoride in gola, Vincent vide un articolo sul giornale che stava sul tavolino davvero interessante. Si avvicinò al mobiletto in cristallo per leggerlo meglio.

Il club collezionisti di Phoneix, in associazione con la New York National Bank ha indetto un premio di un milione di dollari alla collezione che sara' ritenuta piu' XXXX (macchia di caffè).
Non siete membri del club? Non c'e' problema; compilate il coupon sotto l'articolo e presentatevi al club che si trova in via Griffin entro il dodici marzo.
nome:
cognome:
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e-mail (facoltativa):
citta':
numero di telefono:
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Maledetto caffè - pensò Vincent - e mò che parola è quella cancellata sull'articolo? Ma si al diavolo. Compiliamo così con quei milioni manderò a farsi sfottere tutta la BNL d'America. E guarda caso ho la collezione di francobolli di mio padre che è completa. Manco uno ne manca, manco uno.
Benedict iniziò a compilare il coupon con la sua stilografica e con un casino di entusiasmo. Addio ufficio di merda, addio collega bocchinara, addio collega lecchino. D'ora in poi avrebbe vissuto nello sfarzo e nel godimento della vita più sfrenato.
Andò in soffitta, trovò fra il casino di carabattole l'album completo di francobolli di suo padre(aveva anche il mitico Gronchi Rosa), lo prese, lo spolverò, salì in casa e si coricò contentissimo.

"Buongiorno a tutti dal vostro Chuck Ray, sono le sette del mattino e fa un freddo bestiale oggi; questa è sempre RADIO STEREOPHONIC. Ed ora un bellissimo pezzo dance anni 80: "It's a sin" dei Pet Shop Boys".
L'autoradio di Vincent Benedict suonava questo pezzo dance mentre il guidatore si agitava contento nell'abitacolo. Guardava con orgoglio quel maledetto album ingiallito con dentro incollati tutti i francobolli del mondo.
In un attimo Benedict arrivò in Griffin street e in un attimo trovò il club. Entrò.
L'edificio all'interno era abbastanza moderno; ovunque c'erano mobili e sculture in fibra di carbonio di vari colori e forme, sulla destra vi era una scrivania in mogano con sopra un computer acceso da molto con lo screensaver di Batman che planava da un grattacielo con la bat-corda e piombava addosso al Joker mentre minacciava di morte una ragazza attraente e succinta.
"Signor Benedict? "Chiese la segretaria arrivando.
"Si sono io, ho spedito proprio ieri notte il coupon. L'avete gia avuto? "Rispose egli tenendo stretto l'album dei francobolli di suo padre.
"Certo - rispose la segretaria - la celerità e l'efficienza sono le nostre caratteristiche".
"Posso entrare? Chiese lui.
"Deve"Rispose sorridendo la segretaria.
Benedict entrò nella sala del direttore. Entrato vide sempre l'arredamento in fibra di carbonio e alcune fotografie dell'arte astratta di Andy Wharol. Seduto davanti a una scrivania in formica, c'era il direttore del club. Vincent fu stupito dal suo aspetto: era un tipo muscoloso, alto, biondo, molto giovane, occhi azzurri e vestito alla moda.
Chi ti aspettavi? Uno conciato come il tuo capo?
"Signor Benedict - disse - io sono un uomo che va subito al sodo, mi faccia vedere la sua collezione in modo da essere registrato nel nostro archivio.
Vincent, emozionantissimo, prese il suo libro di filatelia e lo posò tremante sullo scrittoio in formica. Arnold Aoomis, così si chiamava il direttore, iniziò a squadrare l'album e Vincent insieme.
"Forse lei - disse Arnold - non ha letto per bene il coupon sul giornale. Ora glielo mostro". Prese un giornale e lo mise sotto gli occhi di Vincent Benedict che lesse:

Il club collezionisti di Phoneix, in associazione con la New York National Bank ha indetto un premio di un milione di dollari alla collezione che sara' ritenuta piu' originale.
Non siete membri del club? Non c'e' problema; compilate il coupon sotto l'articolo e presentatevi al club che si trova in via Griffin entro il dodici marzo.
nome:
cognome:
indirizzo:
e-mail (facoltativa):
citta':
numero di telefono:
stato:

Porca merda - pensò Vincent - ecco cosa c'era scritto su quella sfottuta macchia di caffè. Io non devo mai sottovalutare le cose. MAI.
"Si presenti un'altra volta con una collezione più originale e poi ne riparliamo. Intanto però registriamo il suo nome". Disse Arnold Loomis.
La segretaria batté al computer i dati che Vincent scrisse sul coupon la notte prima e lo sconsolato e antiquato collezionista di francobolli se ne andò depresso a casa.
Vincent si stravaccò sulla poltrona del soggiorno della sua casa e si scolò sette lattine di duff. Mentre guardava il telegiornale sentì la notizia di un terribile tamponamento sulla tangenziale; otto morti e sei feriti.
A sentire questa notizia Vincent, inspiegabilmente, assunse un'espressione malefica mostrando in un ghigno persino le placche di piombo nei molari superiori e inferiori.

Otto giorni dopo.
La strada della periferia di Phoenix quella mattina era, come al solito, trafficatissima e c'erano numerosi ingorghi. Le stazioni radio di ogni macchinatrasmettevano una vera e propria compilation delle hit del momento sulla strada; c'era di tutto. Dalla dance al rock, dal rap allo ska. I clacson e la puzza che emettevano i tubi di scappamento rendeva quella strada inavvicinabile e il freddo che appannava i vetri dei veicoli metteva in difficoltà automobilisti e camionisti in una maniera incredibile.
Poco dopo il traffico iniziava a moderarsi, ma all'improvviso un grosso camion carico di gasolio scivolò sull'asfalto e si abbatté violentemente su dieci macchine che stavano poco poco più avanti.
Un boato terribile di esplosione arrivò fino in città e le fiamme emanarono una fortissima e improvvisa vampata di calore che avvolse tutti i residenti in periferia. Sembrava la bomba che quel figlio di troia di Enola Gay sganciò nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki, ma per fortuna non era atomica.
I vigili del fuoco ci misero tre ore a placare l'incendio e a raffreddare l'asfalto con uno sparaghiaccio, ma la cosa più raccapricciante fu il ritrovamento delle vittime: il camionista che aveva causato tutto era intrappolato nelle lamiere e, oltre alle gravi ustioni, aveva anche il tergicristallo conficcato da sotto il mento fino ad uscire dalla testa mostrando le cervella incastrate nella nera plastica, alcune delle vittime che stavano nelle automobili coinvolte ora non sono altro che scheletri anneriti con pezzi di carne e pelle bruciata attaccati, un altro era riverso al posto di guida con una poltiglia di pelle, sangue, carne e sperma che qualche minuto fa erano un paio di testicoli e aveva la testa priva della mascella e della calotta cranica da dove si vedeva il cervello bruciato e pieno di vetri del parabrezza; affianco c'era un bimbo di due anni impiccato dalla cintura di sicurezza che gli aveva spezzato il collo e la trachea. Nelle ultime due macchine non si poteva proprio guardare: in una c'era il guidatore che aveva sulla faccia un buco grosso quanto un bracciale e affianco e dietro c'erano due ragazzi e una donna che erano stati infilati come spiedini da un palo della luce impregnato di sangue e interiora, nell'altra il guidatore e il passeggero avanti avevano gli sportelli conficcati nel tronco e dietro c'erano due passeggeri schiacciati dalla spalliera dei sedili a mò di panino e ai bordi colavano sangue ed umori.
La polizia notò due fatti strani: sull'asfalto c'erano almeno venti chili di sugna, che forse fece scivolare il camion, e mancavano tutte le targhe dei veicoli incidentati.

Il camino era acceso e la radio stava suonando "Eye of the tiger" dei Survivour. Su un tavolino c'erano alcune cose da mangiare e una mano afferrò una vaschetta in alluminio con dentro della lasagna al microonde. Quella mano era di Vincent Benedict miracolosamente guarito dalla depressione.
L'omino ora felice, prese una scatola di chiodi e, canticchiando uscì di casa per fare un giro con la macchina.

Martedì.
Erano le cinque del mattino a Phoneix e la gente era quasi tutta a dormire. La pace regnava sovrana; il canto flebile di una civetta che si ritirava dalla sua vita notturna, la stella Venere che brillava nel suo colore verde acqua, i passeri che cinguettavano e un sole magenta che iniziava a sorgere in un cielo rosa bluastro.
All'improvviso una frenata acuta e prolungata in lontananza, un boato e una vampata di calore. Tutta la gente saltò fuori dal letto e si precipitò in strada a vedere cosa stesse succedendo. Trentasette veicoli tra cui tir e motorini coinvolti in un tragico e grosso tamponamento; questa volta le persone, data la forza dell'impatto, erano balzate fuori dagli abitacoli e disarcionate dai sellini. Tre di queste erano spalmate vicino ad un muro col cranio fracassato e il muro era imbrattato di materia cerebrale e sangue, altri erano finiti conficcati nell'addome da alcune punte acuminate di una cancellata da dove cadevano pezzi di stomaco e fegato sfracellandosi al suolo. Come nell'incidente precedente, la polizia vide che tutte le targhe erano scomparse e per terra furono trovati alcuni oggetti metallici affusolati e appuntiti.

Vincent Benedict due sere dopo il secondo incidente si avviò pimpante al club dei collezionisti con una pesante valigia. Entrò nell'ufficio del direttore, aprì la valigia e disse: "Ecco qui signor Arnold, la mia collezione originale. Ora mi accettate? ".
Il direttore rimase paralizzato dal terrore per il contenuto della valigia: targhe di automobili, motorini e camion ammaccate, bruciacchiate e sporche di sangue.
"O...ora chiamo il 911! " - Lo allertò il direttor Arnold - "non si muova".
Benedict afferrò la scure anti incendio che stava agganciata alla parete e disse: "Sapevo che non mi avrebbe accettato. Ma ora accetto io".
Un colpo violento di scure si abbatté su Arnold spaccandogli in due la fronte e morì sul colpo, Vincent continuò a colpirlo una, due, tre volte schizzandogli fiotti di sangue in faccia.
"Nessuno stronzo sfottuto sospetterà di me…"Disse in seguito asciugandosi il sangue dalla faccia e dalla camicia "…io sono il miglior collezionista del mon…".
Uno sparo arrivò dalla finestra fracassandola e colpì Benedict al cuore; questi indietreggiò boccheggiante verso la finestra e cadde giù sfracellandosi il volto ed il cranio come due frutti troppo maturi.L'agente di polizia Jackson riceverà il giorno dopo la medaglia d'onore per aver ammazzato il vero responsabile degli incidenti; ma mentre tornerà a casa sentirà scivolare i pneumatici…

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