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Feng ShuiLe mani strette sulle ginocchia: non volevo apparire come un ansimante pelato trentacinquenne. Già pelato era un dettaglio che pesava. Bestemmiai di cuore colui che aveva architettato questo strano sistema d'arredo: c'era la scala, in finta pietra intessuta con fibre ottiche, completamente vuota, chiusa sui lati come un corridoio di teatro, dipinta di un colore testa di moro, come le mie scarpe. E poi i piani, tinteggiati di colori solari e profumati di spezie e frutti. Non c'era l'ascensore, per donare appieno al visitatore il concetto della creazione.

Chiamai in ballo i morti, per un attimo. Poi non ci pensai: finalmente mi trovavo sul piano rosa_salmone (il 5°). Respiravo morsi d'aria bagnata di limone. Smog e lime. Mi scaccolai vicino alla porta beige. Tirai la cordicina del campanello, come facevo da piccolo, quand'ero chierichetto. Mi strofinai l'indice sul muro rosa_salmone, appoggiai il naso terso sul cuore della porta, e attratto dall'odore, leccai.

Iniziai a contare, come spesso facevo. Sul sette mi trattenni dallo sputare ancora: sapeva di bergamotto, la porta, ma il suo occhio di pesce si era già spento dietro allo sguardo di qualcuno, che doveva essere lei. La porta s'aprì con fare milanese: lenta e senza cigoli come solo in questa città può essere. Quindi la creatura alla vaniglia mi agguantò in un abbraccio, tirandomi a se e, con se, nell'appartamento allo zenzero.

Era feng-shui, la mia amica di chat. Quella con cui avevo trombato virtualmente nelle sacche del deserto, facendomi poi un amara sega davanti al cesso. Quella che mi aveva leccato il sesso immaginandolo come la torre di Pisa, abbandonandomi poi al fazzolettino scottex davanti allo schermo. Quella che, mezz'ora dopo si rivelò essere l'architetto "trans" Marco Tancredi, che mi voleva inculare.

Per lui, ora, mi trovo fra le stanze grigie e puzzolenti di San Vittore. La sua testa non ha retto all'urto col posacenere africano in wenge massiccio.

Nota a margine: ogni riferimeno a fatti, persone, cose è puramente casuale. E se così non è, non prendetevela con me ma con la realtà, che - evidentemente - è troppo fantasiosa.

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